Nutrizione artificiale, sacche per enterale sterilizzate con ossido di etilene: a rischio la salute di migliaia di disabili

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2 settembre 2021

 

Per l’Organizzazione mondiale della Salute l’ossido di etilene ha un rapporto diretto con leucemia, tumori al pancreas, al fegato, danni alla vista e problemi riproduttivi.
L’Associazione famiglie disabili lombarde ne chiede il divieto di utilizzo assoluto

                                                                                                                                                                                             di Isabella Faggiano

Si chiama ossido di etilene ed è un gas pericoloso per la salute. Biscotti, cracker, yogurt, confetture di marmellata, torte, sono state recentemente ritirare dal mercato perché risultate contaminate da questo gas biocida al di sopra del limite consentito dalla legge (0,05 mg/kg). Eppure, nonostante ne sia stata accertata la tossicità, continua ad essere utilizzato per la sterilizzazione delle sacche per l’alimentazione artificiale tramite Peg. Sacche al cui interno viene inserito il cibo e che, grazie al macchinario a cui sono collegate, permettono agli alimenti di arrivare direttamente nello stomaco, così da poter essere lentamente digeriti. Dispositivi dunque necessari, insostituibili e di uso quotidiano per chi non può alimentarsi naturalmente per via orale, in maniera parziale o totale.

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L’Appello alle istituzioni

A porre la questione all’attenzione dei ministeri della Salute e Disabilità è stata l’Associazione famiglie disabili lombarde attraverso una lettera inviata ai ministri competenti. «Questo gas – spiega Maria Amalia Meli, presidente dell’Associazione – è stato classificato come sostanza mutagena, cancerogena e tossica. L’Organizzazione mondiale della Salute attribuisce all’ossido di etilene un rapporto diretto con leucemia, tumori al pancreas, al fegato, danni alla vista, problemi riproduttivi (come aborti spontanei e mutazioni)».

Gli impieghi dell’ossido di etilene

Oltre ad essere contenuto in prodotti alimentari, attualmente in ritiro dal commercio e che se già acquistati possono essere restituiti al venditore, l’ossido di etilene viene abitualmente utilizzato per la sterilizzazione di alcuni dispositivi medici, sacche per enterale comprese (annoverate appunto tra i dispositivi medici).

«Ma – sottolinea Meli –  definire dispositivo medico una sacca per la nutrizione enterale non è, a nostro avviso, coerente con l’uso che se ne fa. Un bisturi sterilizzato con ossido di etilene entra in contatto con il paziente, ma non con il cibo che ingerisce. Al contrario, invece, le sacche per enterale contengono il latte per i più piccoli e il cibo per i più grandi. Il gas utilizzato per la sterilizzazione persiste al loro interno e viene, di conseguenza, rilasciato negli alimenti. Latte e cibo per enterale permangono, nel migliore del casi, 8-9 ore all’interno delle sacche, fino a raggiungere anche le 24 ore (termine massimo entro cui la sacca in uso deve essere sostituita, ndr)».

Una questione già aperta

La vicenda presenta un’altra stranezza. Non è soltanto il cibo contaminato da ossido di etilene ad essere stato ritirato dal commercio, ma anche biberon e tettarelle sterilizzate con lo stesso gas (che servono a contenere il latte dei neonati proprio come le sacche per enterale contengono latte o alimenti).

Nel 2017, dopo alcune denunce lanciate a mezzo stampa, si scoprì che anche nel caso di tettarelle e biberon la legge poteva essere elusa perché classificati come dispositivi medici e non nutrizionali (proprio come le sacche per enterale). In questo caso, però, la questione è finita in Parlamento ed è stata risolta sotto un profilo quantitativo.

«Si decise di limitare l’impiego dei biberon  sterilizzati con ossido di etilene solo per i bambini nati pretermine o sottoposti a terapia intensiva – racconta Meli -. Il tutto  in base ad un calcolo meramente matematico: il 20% dei bambini che ogni anno nel nostro Paese ha bisogno di ricorrere a queste cure speciali ha un’opportunità di patire il rischio di una carenza alimentare più alto rispetto alla possibilità di entrare in contatto con i residui del gas. Insomma, è prevalsa la scelta del male minore per le vittime».

«L’Italia segua l’Europa»

E perché le sacche per enterale non sono state considerate alla stessa stregua dei biberon? «Semplice, è una questione di costi – risponde la presidente dell’Associazione -. Potrebbe essere utilizzata la tecnica dell’irradiazione ai raggi gamma, altrettanto efficace e sicura per la sterilizzazione. Ma con l’ossido di etilene si risparmiano diversi centesimi per sacca che, moltiplicati per il quantitativo necessario ad ogni persona che si nutre con alimentazione artificiale (una al giorno), si traduce in un risparmio economico notevole, ma non condivisibile da un punto di vista umano e civile».

«Per questo – conclude -, chiediamo che, come in altri Paesi europei, anche in Italia venga predisposta una politica di tolleranza zero verso i prodotti che contengono residui di gas o vengono sterilizzati con ossido di etilene. Sacche per enterale incluse».

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